Il Resto del Carlino del 22/08/2008 , articolo di STEFANO LOLLI ed. Ferrara p. 4
«NON SONO IL… Brunetta del Municipio, nè l’Ultimo Inquisitore. Sto cercando, però, di rispondere ad un’esigenza di giustizia che la maggior parte dei dipendenti invoca». Roberto Finardi, direttore generale del Comune, spiega la ‘circolare’ anti-fannulloni che sta suscitando scalpore dentro e fuori l’amministrazione. «Partiamo da un presupposto, di fannulloni in Comune ce ne sono pochi, penso che la macchina sia sana ma che debba recuperare efficienza. E soprattutto ispirarsi alla logica di tutti i normali posti di lavoro». Però quei fannulloni, pochi o tanti che siano, lei li vuole stanare. «Saranno i loro colleghi a farlo. Saranno soprattutto i dirigenti, primi veri responsabili e bersaglio, se mi consente, di questo provvedimento. Ispirato alla responsabilizzazione ed al buon senso». Che parte dalla lotta alla cosiddetta ‘pausa-caffè’. «Intendiamoci, non ci sono proibizioni o misure restrittive in vista. Ma c’è l’esigenza di far rispettare il principio che ciascun dipendente deve fornire 36 ore di lavoro: non sempre il cartellino ‘marcatempo’ serve, non sempre ci sono timbrature puntuali. Le dò un dato: se il 10% dei dipendenti comunali che escono per un caffè lo facessero senza timbrare l’uscita, a fine anno mancherebbero 7 mila ore di lavoro. In pratica in Comune ci sarebbero 4-5 lavoratori ‘fantasma’». Più severa anche la disciplina degli spostamenti di lavoro. «Cerchiamo di capire come vengono utilizzati, forse si riesce a concentrarli, a razionarli. Persino a eliminare quelli inutili. E’ evidente che anche sotto questo profilo toccherà ai dirigenti far rispettare le nuove regole, a partire dall’introduzione del ‘registro’ nel quale chiederemo, da settembre, di annotare tutte le uscite, i movimenti e le destinazioni». Poi ci saranno i ‘Clouseau’, gli… ispettori preannunciati nella circolare, a far scattare controlli e sanzioni. «Non ci nasconderemo dietro le colonne, non pedineremo nessuno! (Finardi ride, ndr) Diciamo che ci saranno verifiche abbastanza rigorose, a campione ed in qualche caso anche mirate, programmate ma non annunciate». Insomma, dei blitz. Non ha timore delle reazioni dei sindacati? «L’impianto della circolare è stato vagliato con cura, se i sindacati riescono a dimostrare che c’è qualcosa che va contro la legge sono pronto a discuterne. In realtà si tratta di misure tutte logiche, magari in qualche caso descritte in modo provocatorio, ma che solo in un contesto un po’ avariato possono essere ritenute illegittime». Però gli Ispettori rappresentano una bella curiosità. «Non c’è dubbio, ma lo sa che la loro istituzione è prevista da una delibera che la giunta ha approvato parecchi anni fa? Poi però nessuno ha mai dato efficacia a quel provvedimento…». Altro capitolo: il divieto di girare per gli uffici con la borsa della spesa. «E’ sicuramente il richiamo più forte della circolare, ma anche quello più difficile da sanzionare. Il fenomeno esiste, diciamo che il venerdì mattina bisognerebbe pregare perchè il mercato ambulante non fosse proprio sotto il Municipio. Ma battute a parte, sono certo che ai lavoratori del Comune non sfugge che c’è anche un’immagine esterna che sono chiamati a fornire: gli altri cittadini che li vedono tra le bancarelle, o che in ufficio accanto alla scrivania scorgono borse e borsette con maglioni o frutta e verdura, sa bene che cosa pensano della categoria». Perciò scatta il divieto. «Penso che tecnicamente sarà impossibile applicarlo. Diciamo che sarà cosa non gradita, poi se uno non si saprà trattenere dovrà essere il dirigente a intervenire con metodi dissuasivi…». Lei calca molto sui dirigenti. «Un dato: il 7% della loro indennità di risultato, è legato alla verifica su come si comporteranno con i dipendenti». Anche l’accesso agli uffici da parte del pubblico diventerà più complicato. «Non per il pubblico, per gli estranei. Differenza non irrilevante: in qualche caso sembra che il mercato sia dentro, e non fuori il Comune. Per questo riorganizzeremo il sistema, introducendo anche qualche nuovo ‘filtro’ agli uffici». Inevitabile il riferimento agli eventi più recenti, alle inchieste e agli arresti di alcuni tecnici. «Non necessariamente, anche se qualcosa si può pensare. In ogni caso, come per il ‘doppio lavoro’ e per la ’spersonalizzazione’ delle pratiche, siamo impegnati ad agire».
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