La Nuova Ferrara del 20/08/2008 ed. Nazionale p. 15
Certi montaggi per illustrare la questione «fannulloni» mi fa venire in mente gli eloquenti ritratti di Prodi «lanciati» ogni sera dal telegiornale di Fede. Quindi abbandono per un attimo il solitario al video che rallegra le mie ore di ufficio – tra una visita parenti e l’altra – per esprimere il mio disappunto: intendiamoci, cinque minuti appena, che poi devo fare un salto a far la spesa.
Sono una dipendente comunale – ecco, l’ho detto, ho fatto «outing»!- Lavoro in questo Comune dall’1 settembre 1978 (30 anni di anzianità), e ho un contratto di Cat. D2, che significa che percepisco circa 1.300 euro (scarsi). Timbro il cartellino e lavoro 36 ore la settimana (su turni che comprendono anche il sabato pomeriggio), e svolgo un tipo di attività che presuppone un livello culturale medio-alto, motivazione, acquisizione di forti e specifiche competenze professionali, formazione continua, rapporto con l’utenza, relazioni con una vasta rete di referenti sul territorio, progettualità ecc., tutte cose che spesso comportano una discreta dose di «competenze trasversali», come per esempio «flessibilità», elasticità mentale, disponibilità ecc.
A volte faccio qualche ora di straordinario. Che nella maggior parte dei casi non viene retribuito, ma «accantonato» (fino ad un massimo di 60 ore: se «sforo» questo tetto, seppur per documentate necessità, semplicemente: non mi vengono conteggiate, insomma, le perdo, come è già successo a molti di noi); se la cosa può interessare, percepisco per ogni ora di straordinario ben 9 euro netti.
A tutto questo devo, per onestà, aggiungere un’altra voce: la «produttività» che ogni anno rimpolpa il mio portafoglio, premiando il mio impegno, i progetti speciali realizzati «oltre» al lavoro di routine, ed altri risultati che rappresentano un «valore aggiunto» il mio servizio: totale per il 2008: 371 euro netti.
A proposito delle ferie. Su un giornale veniva riportato in grassetto, in data 7 agosto u.s. il seguente titolo: «Comune: 15.000 giorni di ferie in un anno». Ora, io non vedo cosa ci sia di strano, da dover essere evidenziato i maniera quasi «scandalistica» nel fatto che i dipendenti comunali utilizzino i loro giorni di ferie. Anch’io vado in ferie: ebbene, sì – con grande sfacciataggine ogni anno mi «sparo» tutti, e dico tutti! i 36 giorni che il mio contratto mi garantisce; ma non solo: a volte mi prendo pure lo sfizio di ammalarmi: 4 giorni negli ultimi 3 anni.
Certo, io sono fortunata, godo di una discreta salute, cosa certamente non comune a tutti; intendo dire che comunque – vivaddio! – ammalarsi è ancora un lusso riconosciuto dallo Statuto dei lavoratori, come anche potersi assentare per accudire a parenti infermi (sempre le donne, naturalmente, in assenza e/o ad integrazione degli scarsi e spesso proibitivi servizi sociali), o utilizzare i permessi per maternità (e poi si dice che l’Italia è un paese con un tasso di crescita sotto zero).
Il malato è immaginario? Benissimo: seri, serissimi provvedimenti contro di lui ma anche contro il medico che gli ha fatto il certificato.
Ora: non voglio fare l’ingenua, so benissimo che esiste più di un episodio di malcostume, ma non solo nelle amministrazioni pubbliche!, il malcostume, la disonestà, la «furbizia» pare siano ormai elementi strutturali dell’italico Dna; d’altra parte, non è stato lo stesso attuale Presidente del Consiglio a dichiarare che chi paga le tasse è fesso?
E l’italiano è poeta, navigante e santo, ma.. fesso no!, perbacco.
Sono la prima – e non la sola, vi assicuro! – ad auspicare una ventata di onestà, trasparenza, riconoscimento del merito e censura dei comportamenti scorretti, competenza e responsabilità, valorizzazione delle professionalità – ma a tutti i livelli, in comune come dal bottegaio, per intenderci: perché lavorare in questo clima è davvero poco gratificante, in tutti i sensi, e perché questo in cui viviamo è sempre di più il paese delle banane, o dei cachi che dir si voglia, in cui si fa di tutta l’erba un fascio, e chi s’è visto s’è visto.
Nel frattempo mi piacerebbe che almeno la stampa non cedesse alla facile tentazione di esagerare con immagini e racconti che servono, dal mio punto di vista, solo ad accendere nell’immaginario collettivo una «caccia» al dipendente crapulone ed epicureo che, credetemi, nella maggior parte dei casi esiste solo nella mente del castigatore di costumi di turno.
Rita Vita Finzi Dipendente del Comune di Ferrara presso l’Informagiovani